
Dati fisiologici del cane
Temperatura rettale:
dai 37,6°C ai 39°C a seconda della taglia, della
stagione e dell'agitazione del cane.
Frequenza respiratoria: 15-40 battiti al
minuto.
Frequenza cardiaca: 60-160 battiti al
minuto (cane adulto).
Calore: dal 5°-8° mese con una frequenza
di 6-8 mesi.
Durata del calore: 7-10
Gravidanza: 58-63 giorni
dall'accoppiamento
GASTROENTERITE VIRALE
A insorgenza brevissima (un cucciolo apparentemente sano
può morire anche solo dopo 24 ore dalla comparsa dei
primi sintomi) la gastroenterite da parvovirus si
manifesta fondamentalmente con la comparsa di diarrea
liquida ricca di sangue, nerastra e fetida accompagnata
da vomito incoercibile, disidratazione, scomparsa
dell'appetito, brusco aumento della temperatura corporea
e profonda prostrazione; il virus viene eliminato in
grande quantità attraverso le feci, costituendo così un
reale pericolo per gli altri elementi della cucciolata.
La violenza e la repentinità della comparsa di queste
tipiche manifestazioni, associate al fatto che molto
spesso esse si verificano in cuccioli di pochi mesi di
vita, debilitati da cambiamenti di ambiente e di
alimentazione, o stressati da trasferimenti in
condizioni disagevoli rendono la prognosi di questa
malattia decisamente infausta: la percentuale di decesso
è infatti molto elevata nonostante vengano adottate
precocemente tutte le terapie idonee.
Queste consistono essenzialmente nella reidratazione
forzata del cucciolo mediante somministrazione di
elevate quantità di soluzioni saline per via endovenosa,
unitamente all'utilizzo di antibiotici per il controllo
di infezioni secondarie, di antiemorragici per limitare
le perdite di sangue con il vomito e con le feci e di
sieri immuni, vale a dire di anticorpi specifici contro
la parvovirosi. Quei cuccioli che superano questo stadio
acuto della malattia possono in seguito manifestare
disturbi cardiaci come conseguenza dell'infiammazione
provocata dal virus nei confronti del muscolo cardiaco.
La vaccinazione precoce contro la parvovirosi,
effettuata anche a partire dalla 4° - 6° settimana di
età nei soggetti più a rischio, fornisce fortunatamente
un valido baluardo nei confronti della malattia.
Ehrlichiosi monocitica canina
L’agente eziologico dell’ehrlichiosi è la
rickettsia
Erhrlichia Canis, un parassita obbligato dei
monociti circolanti.
Tale infezione
è trasmessa dalla zecca bruna del cane
che è sia il vettore sia il principale serbatoio di E.
canis e che trasmette la malattia attraverso il pasto di
sangue sull’ospite, che viene contaminato tramite le
secrezioni salivari della zecca; il
periodo di incubazione
varia da 7 a 21 giorni.
Una volta infettato il cane può presentare 3 diverse
fasi cliniche:
acuta,
subclinica e
cronica,
anche se molto spesso è difficile riuscire clinicamente
a differenziarle.
La
fase acuta
si presenta con
segni
clinici aspecifici quali apatia,
letargia, ipertermia, perdita di peso, depressione,
disturbi emorragici primari, linfoadenopatia reattiva e
splenomegalia iperplastica nonché all’esame di
laboratorio tromocitopenia per distruzione periferica
delle piastrine (è il riscontro ematologico più
presente) ed anemia (rigenerativa e non).
La
fase
subclinica segue la fase acuta della
malattia ed
è
asintomatica; la sua durata non può
essere determinata poiché dipende dalle condizioni dello
stato immunitario del soggetto colpito: infatti in
seguito a stimoli stressanti o trattamenti
immunodepressivi evolve nella fase cronica.
La
fase cronica è caratterizzata
pancitopenia e iperglobulinemia; le manifestazioni
cliniche sono spesso dovute da un’esuberante ma
inefficace risposta immunologia del cane verso il
parassita e sono: alterazioni della coagulazione con
petecchie cutanee ed epistassi, dimagramento, pallore
delle mucose, splenomegalia e linfoadenopatia reattiva
generalizzata, alterazioni oculari (come uveite
bilaterale, ifema, corioretinite, emorragie retiniche e
glaucoma), edema degli arti, glomerulonefrite e deficit
neurologici centrali.
La
diagnosi
di
Ehrlichiosi canina si basa di solito sulla
evidenziazione dei segni clinici presenti e
sull’utilizzo di test diagnostici specifici, possibili
da effettuare anche a livello ambulatoriale.
Per quanto riguarda la
terapia
per
E. canis
è necessario utilizzare la
Doxiciclina per almeno 2-3 settimane.
Oltre alla somministrazione della Doxiciclina nei casi
più gravi si deve instaurare una
fluidoterapia endovenosa come trattamento di
sostegno e somministrare
corticosteroidi in caso di disturbi
immunomediati
Molto importante è la
prevenzione della malattia che si esegue
attraverso l’utilizzo di
prodotti
contro le zecche.
Cimurro
Il cimurro è una patologia virale molto contagiosa
causata da un virus della famiglia
Paramyxoviridae che colpisce principalmente
il cane ma che può infettare anche furetti, tassi e
leoni; nei gatti invece tale malattia sembra essere
autolimitante.
L’infezione avviene per inalazione di aerosol di
materiale infetto rappresentato dalle escrezioni
respiratorie, urinarie e fecali degli animali che hanno
contratto la malattia.
Tale patologia può colpire cani di ogni età ma la sua
incidenza è maggiore nei cuccioli non vaccinati una
volta finita l’immunità trasmessa dalla madre e negli
animali che vivono in condizioni di sovraffollamento
(canili, rifugi, negozi di animali), in cui tale
condizione ambientale determina un abbassamento delle
difese immunitarie con maggior facilità all’infezione.
È in ogni caso possibile una trasmissione per via
transplacentare del virus del cimurro ai feti anche se è
piuttosto rara.
La forma di cimurro classica si manifesta, all’inizio,
con una
sintomatologia respiratoria più o meno
marcata (sono possibili forme lievi o addirittura
subcliniche) con congiuntivite associata a scolo oculare
sieroso e tosse non produttiva; progressivamente lo
scolo oculare diviene mucopurulento per complicazioni
batteriche secondarie e la tosse produttiva per
interessamento bronco-polmonare.
In tale fase può esserci febbre (> 40° C) con
conseguente anoressia e depressione del sensorio.
A questi sintomi piuttosto generici, circa 2-3 settimane
dopo l’infezione, si aggiunge una
sintomatologia gastro-enterica con
vomito e diarrea spesso emorragica, disidratazione e
dimagrimento progressivo con ulteriore aggravamento del
quadro clinico dell’animale.
Se il cane supera questi 20-30 giorni di malattia è
possibile riscontrare ipercheratosi del tartufo e dei
cuscinetti plantari nonché ipoplasia dello smalto
dentale.
Dopo questa prima fase di manifestazioni cliniche (a
volte però non evidenti o comunque non gravi nelle forme
subcliniche) si viene a manifestare una
sintomatologia neurologica spesso con
lesioni che residueranno anche negli animali adulti che
superano la fase acuta della malattia; tali segni
neurologici sono convulsioni, atassia, paresi e
paralisi, e mioclonie di singoli muscoli o di interi
gruppi muscolari.
Per quanto riguarda la diagnosi di cimurro in soggetti
in vita, i test diagnostici possono non essere in grado
di evidenziare l’infezione e questo complica
ulteriormente le cose al veterinario e all’animale
stesso.
A
tutt’oggi sfortunatamente non esistono farmaci
antivirali efficaci nei confronti del virus del cimurro
e quindi, in caso di infezione, l’approccio terapeutico
sarà basato essenzialmente su una
terapia
sintomatologia di sostegno mirata a ridurre i sintomi
che l’animale presenta.
Si useranno quindi espettoranti e mucolitici per
trattare i problemi respiratori, antiemetici e
fluidoterapia per i disordini gastro-enterici,
antibiotici ad ampio spettro d’azione per combattere o
prevenire infezioni batteriche secondarie e
anticonvulsivanti quando i sintomi neurologici lo
richiedono.
Tutto ciò fa capire come l’unico modo per combattere
efficacemente l’infezione da virus del cimurro sia la
profilassi vaccinale.
Tale vaccinazione deve essere eseguita nei cuccioli
svezzati il prima possibile per evitare che con il
declino degli anticorpi materni il cane possa contrarre
il virus presente nell’ambiente, e in tutti gli animali
adulti in particolar modo se per varie ragioni devono
trascorrere un periodo in una pensione o in luogo ad
alta densità animale
La Leishmaniosi
SI é una malattia comune al cane e all'uomo, provocata
da un parassita microscopico che si sviluppa nei globuli
bianchi dell'insetto vettore. La trasmissione di questa
terribile malattia é dovuta all'insetto vettore
Flebotomo. Questi insetti amano il caldo-umido per
questo sono molto presenti in Sicilia. Il Flebotomo é un
insetto simile alla zanzara. E’ attraverso la puntura
che l'insetto trasmette la Lehsmaniosi trasmettendola da
un cane malato a uno sano.
L'attività di questi insetti inizia a primavera e dura
sino al tardo autunno;
I sintomi più evidenti si riscontrano soprattutto a
carico del mantello, a livello della testa, del collo e
del petto. La pelle diventa secca e squamosa, questa
specie di forfora non si riesce a togliere neanche con
gli shampoo. Segue una depilazione intorno agli occhi,
formando le classiche lunette; delle ulcere si formano
poi nelle zampe, nelle orecchie e sul naso. Nello stesso
tempo il cane dimagrisce nonostante il suo appetito
rimanga normale. Il cane é sempre stanco e spesso resta
coricato; dopo di ciò i sintomi si aggravano,
sopravviene l'insufficienza renale, l'infiammazione
articolare e il rigonfiamento delle ghiandole. Senza
cure sopraggiunge la morte.
Esistono anche forme atipiche: insufficienza renale con
evoluzione a lungo termine, seguita da epistassi che
rendono difficile la diagnosi.
CHE RISCHIO PER L'UOMO
In teoria la contaminazione tra cane e uomo é
possibile, in pratica é rarissima. Importante é far
seguire il cane dal proprio veterinario. Più facilmente
possono essere contagiati i bambini e gli individui
immunodepressi.
Uno studio realizzato nei laboratori di Parassitologia
della facoltà di Medicina di Marsiglia ha annotato che
su 38 persone affette da Lehsmaniosi, 18 non avevano
cani.
QUALE PREVENZIONE
Non esiste tuttora un vaccino efficace; il solo
metodo efficace é impedire il contatto del Flebotomo col
cane. Perciò polverizzare i canili con insetticida al
tramonto.
E' indispensabile un assiduo controllo veterinario per
una diagnosi precoce; questa é l'unica arma, pensando
soprattutto al fatto che in tutto il bacino mediterraneo
1 cane su 4 é contaminato e più del 10% sono
clinicamente danneggiati.
Diagnosi della malattia
Quando si sospetta della malattia si devono eseguire
esami che possono essere distinti in specifici od
aspecifici, che sono in egual misura importanti.
Esami aspecifici: Emocromocitometrico, Ves, Proteine
totali,Protidogramma,Urea , Creatinina, esame delle
urine.
Esami specifici : Immunofuorescenza indiretta (IFAT),
ELISA(Enzyme Lynked Immunosorbent Assay)
Bisogna però ricordare che gli esami specifici non
sempre danno dei risultati attendibili.
Vi sono poi esami basati sulla ricerca diretta del
parassita mediante l’analisi di campioni prelevati dal
midollo osseo, dai linfonodi, dalle piaghe cutanee.
Anche questi esami possono però dare dei falsi negativi.
.Terapia
sono state sperimentate varie terapie ma, mentre per
l'uomo si ottiene la guarigione totale, la stessa cosa
non vale per il cane. Questi trattamenti, a volte,
dovranno durare per tutta la vita e sono necessari
regolari controlli sierologici ed ematologici per
controllare l'evoluzione della malattia ed i suoi
trattamenti; ovvio che, più rapidamente viene
diagnosticata e curata la malattia, più facilmente si
potrà permettere una vita regolare al nostro cane. Nella
nostra struttura mettiamo in atto una terapia innovativa
che ci sta dando ottimi risultati.

Dati
fisiologici del gatto
Temperatura rettale:
dai 38°C ai 39,2°C a seconda della stagione e dell'età
del gatto.
Frequenza respiratoria: 15-35 battiti al
minuto.
Frequenza cardiaca: 110-140 battiti al
minuto (gatto adulto).
Calore: dal 5°-8° mese
Durata del calore: 6-14 giorni.
Gravidanza: 63-66 giorni.
FeLV: Leucemia virale felina
Il virus della
Leucemia
felina (FeLV)
appartiene alla fam.
Retroviridae;
Tale infezione è una delle
principali
cause di morte del gatto domestico,
soprattutto quando è presente la coabitazione con più
gatti (pensioni, allevamenti, gattili):
La
via di
contagio più comune è rappresentata dal
contatto con i liquidi organici infetti, in particolar
modo la
saliva,
in seguito a morsi del combattimento, la pulizia
reciproca, la condivisione del cibo e delle stesse
ciotole per l'acqua. E' comunque possibile anche
l'infezione attraverso l'assunzione del latte materno.
Il virus è invece molto
labile
nell'ambiente esterno e viene inattivato
dagli agenti atmosferici e dai comuni detergenti e
disinfettanti.
Il virus, una volta penetrato nell'animale per
via
oronasale, replica inizialmente a
livello delle tonsille per poi diffondersi al tessuto
linfoide, al midollo osseo, alla mucosa intestinale e
respiratoria e alle ghiandole salivari (questo processo
avviene in 2-4 settimane e rappresenta la fase
viremica dell'infezione).
A questo punto l'evoluzione dell'infezione da FeLV (con
i diversi quadri clinici) dipenderà da diversi fattori:
il ceppo virale, la dose infettante e la durata
dell'esposizione, lo stato immunitario del soggetto e la
sua età.
Potremo quindi avere gatti con:
1.
Viremia persistente
(circa il 33%) con manifestazione dei segni clinici
delle patologie correlate all'infezione; tali soggetti
di solito muoiono entro 3-5 anni dalla diagnosi
iniziale.
2.
Viremia transitoria
(infezione
latente) in cui il virus si localizza a
livello del midollo osseo (senza dare sintomi) ma che
può riattivarsi in seguito a determinati stimoli o a
trattamenti farmacologici immunodepressivi; di solito in
tali animali comunque l'infezione si estingue nell'arco
di 3 anni.
3.
Viremia transitoria
(estinzione
dell'infezione) in cui l'organismo è in
grado di neutralizzare il virus con risoluzione
dell'infezione in 4-6 settimane.
Da un punto di vista
sintomatologico la prima fase viremica è
spesso non osservata dai proprietari in quanto può
essere presente solo una linfoadenopatia generalizzata
più o meno grave.
Le patologie correlate all'infezione possono determinare
la comparsa di
neoplasie
linfoidi maligne (in circa il 25% dei
gatti FeLV positivi),
disordini
mieloproliferativi,
anemia arigenerativa,
panleucopenIa e tutte quelle infezioni a
carico degli apparati respiratorio, gastro-enterico e
urinario in seguito alla caduta dell'immunità.
Un'altra lesione osservata frequentemente in gatti
FeLV
(ma anche
FIV)
positivi, sono le
stomatiti
ulcero-proliferative che spesso sono
l'unico segno dell'infezione.
Per la
diagnosi
della FeLV sono disponibili dei test di laboratorio che
permettono di evidenziare la presenza o meno
dell'infezione.
Bisogna però ricordarsi che alcuni soggetti FeLV
positivi possono divenire in seguito negativi a causa
dell'eliminazione del virus da parte
dell'organismo; quindi si consiglia sempre di eseguire 2
test a distanza di 6-8 settimane l'uno dall'altro per
accertarsi dell'effettiva
infezione
cronica prima di prendere decisioni
drastiche sulla salute del gatto.
Al momento attuale
non esiste
un protocollo terapeutico efficacie nei
confronti di questa infezione in quanto la
sintomatologia presente è dovuta dell'immunosoppressione
e non ad un effetto diretto del virus.
Quindi
è molto
importante diagnosticare quanto più precocemente
possibile eventuali infezioni secondarie
ai vari apparati per poterle trattare
specificatamente; è altresì importante in gatti FeLV
positivi prevenire tali infezioni attraverso
l'isolamento del soggetto infetto (soprattutto per
evitare che contaggi altri gatti), fornendogli una buona
nutrizione e delle condizioni igieniche ottimali,
controllando la presenza di ectoparassiti o parassitosi
gastro-enteriche e portandolo in visita dal medico
veterinario curante ogni 6 mesi per poter così valutare
precocemente alterazioni del suo stato di salute.
Importante è da parte del proprietario controllare
l'eventuale comparsa di
fauciti
o
stomatiti poichè, come già detto, sono
spesso il primo segno di infezione e tenere sotto
controllo il peso dell'animale
In ogni caso il trattamento più efficacie nei confronti
di questa malattia mortale per il gatto è sicuramente la
prevenzione tramite sterilizzazione ed
eventualmente vaccinazione dei gatti a rischio
FIV:Virus dell'Immunodeficienza Felina
Il virus dell'Immunodeficienza Felina appartiene al
gruppo dei
lentivirus.
La
via di
trasmissione dell'infezione è
principalmente attraverso l'inoculazione per via
parenterale di plasma o sangue di un gatto infetto ad
un altro sano; per questo motivo le ferite da morso sono
la causa principale di contagio (quasi il 100% dei
casi).
Altre vie di contagio possibili sono la via
transplacentare, attraverso il latte materno, attraverso
l'uso comune di ciotole o lettiere e durante
l'accoppiamento.
Sono particolarmente a rischio i gatti maschi, giovani
(2-5 anni), aggressivi (per la difesa del territorio o
per la conquista delle femmine) e che vivono liberi
all'aria aperta (hanno maggiore possibilità di
incontrare altri gatti infetti).
Da un punto di vista della
sintomatologia la
FIV
molto
raramente
induce direttamente una malattia; molto
più spesso è invece un'infezione opportunista la causa
del riscontro dei vari segni clinici presenti.
In ogni caso l'infezione da
FIV in
natura si manifesta con 3-4 stadi clinici differenti tra
loro per la sintomatologia, la durata e la
compromissione del sistema immunitario da parte del
virus.
Il
primo
stadio della malattia ha un periodo di
incubazione di circa 1 mese ed è caratterizzato da una
sintomatologia molto variabile con febbre, diarrea,
congiuntivite, letargia e ingrossamento più o meno
marcato dei linfonodi; questa fase può durare settimane
se non anche dei mesi e spesso non è evidenziata dai
proprietari.
Superata questa prima fase clinica dell'infezione i
gatti diventano dei
portatori
asintomatici entrando nella
fase di
latenza: per un periodo variabile molto
lungo (anche più di tre anni) non manifestano alcun
sintomo clinico, ma allo stesso tempo hanno una
viremia
persistente che causa un progressivo
declino delle difese immunitarie dell'organismo con
successiva incapacità a combattere le infezioni esterne.
La rapidità di evoluzione dello
stadio di
latenza nello
stadio
terminale dipende da vari fattori quali
l'età, la dose e la via di penetrazione del virus, lo
stato di salute del paziente e le sue condizioni
immunitarie.
Lo
stadio
terminale dell'infezione è
caratterizzato da un rapido decadimento delle condizioni
generali dell'animale a causa delle infezioni croniche
od opportunistiche che si possono presentare, e che
porta il gatto a morte o ad essere eutanasiato.
Le malattie che più facilmente si riscontrano sono la
sindrome stomatite-gengivite-faucite, il dimagrimento
progressivo, l'anemia e la leucopenia, l'insufficienza
renale, le micosi, le sinusiti, gli ascessi e le
infezioni batteriche ai vari organi e apparati.
La
sindrome
stomatite-gengivite-faucite è spesso uno
dei primi segni clinici evidenziabili che fanno
sospettare la presenza dell'infezione; è una patologia
molto fastidiosa poichè determina forte dolore nella
masticazione con conseguente anoressia e dimagrimento
del gatto.
Tale problema spesso per essere risolto necessita
dell'estrazione completa dei denti e dell'utilizzo di un
cibo morbido per permettere all'animale di alimentarsi.
La
diagnosi
della
FIV si effettua con un semplice
test
sierologico (possibile anche in
ambulatorio) basato sul rilevamento degli anticorpi
prodotti contro il virus;
Il
trattamento dei gatti infetti deve
essere basato innanzitutto sull'utilizzo di farmaci che
vadano a bloccare la replicazione del virus (antivirali) e/o
vadano ad aiutare il sistema immunitario nelle sue
funzioni (immunomodulatori);
questo è di fondamentale importanza in quanto tutta la
sintomatologia presente in corso di infezione da FIV è
dovuta principalmente ad infezioni secondarie per
l'annullamento delle difese immunitarie virus-indotte.
I farmaci attualmente disponibili e più utilizzati sono
l'AZT
(azidovudine)
come antivirale poichè riduce il livello plasmatico del
virus e rafforza le difese immunitarie e l'Interferone
Ricombinante (IFN)
come immunomodulatore.
Per quanto riguarda l'Interferone ne esistono in
commercio due tipi: uno di
origine
umana e uno di
origine
felina; possono essere utilizzati
entrambi nel protocollo terapeutico in quanto il primo
ha un'azione immunomodulatrice, mentre il secondo
antivirale ma i risultati ottenuti non sempre sono
ottimali.
In ogni caso un gatto FIV positivo
non ha alcuna speranza di guarigione e
tutti i trattamenti effettuati hanno il solo compito di
permettere all'animale di vivere il più a lungo
possibile e
soprattutto il meglio possibile.
Molto importante da parte dei proprietari è di
ridurre al
minimo gli stress ambientali e di
controllare settimanalmente lo stato di salute del
proprio gatto valutando la comparsa dei segni precoci
dell'infezione: comparsa di infiammazione delle gengive,
ingrossamento dei linfonodi e alterazioni nella minzione
e/o defecazione.
Attualmente
non è
ancora disponibile un vaccino nei
confronti della FIV. |